Ricordi

Matthew Broussard: amico, artista geniale, unico
C’è un po’ di Matthew in molte delle cose che ho imparato a vedere.
E c’è un po’ di Matthew un po’ ovunque anche al Fishmarket e al Chiosco.
Con la sua aria scanzonata da folletto, la sua straordinaria umanità, la sua inesauribile voglia di fare, di vivere ogni attimo.
Amico, artista geniale, unico, infaticabile, alla continua ricerca di nuove intuizioni.
C’è un po’ di Matthew in molte delle cose che ho imparato a vedere.
E c’è un po’ di Matthew un po’ ovunque anche al Fishmarket e al Chiosco.
E assieme, per molto tempo, abbiamo scandito una stagione dopo l’altra.
Matthew aveva la capacità di osservare il mondo da una prospettiva unica e a tradurlo in arte con una semplicità disarmante.
Restai incantato da quella realizzazione.
Non c’era materia che non si piegasse al suo volere.
Pietra, legno, plastica, ferro.
Non c’era progetto o impresa che lo spaventasse.
Niente era impossibile per lui, si lavorava con quel che si trovava e non si buttava via mai nulla.
Tutto tornava utile e prendeva nuova vita.
Seminò e coltivò per mesi quella terra fino a che, in estate, il rudere si coprì di spighe dorate e trasformò il mulino in campo di grano chiudendo, così, un cerchio.
E poi ne stipo’ quante più ne potette nel suo furgoncino e viaggió così, per due giorni, pieno di damigiane riempite dell’acqua del Canal Grande fino in Scozia per poter riempire di quell’acqua un cilindro di vetro sospeso che aveva fissato sulla banchina all’entrata del porto e completare così l’opera.
Una galleria d’arte itinerante, in una scatola di fiammiferi, che viaggiava di artista in artista ospitando, a turno, un’opera realizzata appositamente per quelle dimensioni.
Caro Matthew sei rimasto a scolpire la tua amata pietra fino all’ultimo istante, fino a quando la malattia ti ha lasciato un briciolo di forza.
E potrei continuare per ore e continuerò certamente, poi, in privato, raccontando di te a tutti quelli che ti hanno incontrato anche solo per un attimo.
Matthew colpiva al cuore. Sempre.
Con quel suo enorme cappello da cowboy e l’inconfondibile accento di Dallas con cui condiva un italiano sempre ricercato e la battuta sempre pronta.